Lingue e Linguacce

Lingue e linguacce è il nuovo libro di Edith Dzieduszycka edito da Ginevra Bentivoglio EditoriA nel quale l’autrice racconta, in forma di poesia, il suo percorso per  conoscere e confrontarsi con una nuova lingua. Teatro della presentazione è stata la sede della casa editrice in Vicolo dei Savelli 9, dove, i soffitti a volta e le pareti in mattoncini del chiostro rinascimentale hanno fatto da sfondo ad un incontro con un’autrice ed un libro di agevole lettura.

Edith parla molto poco durante l’incontro, poiché lo spazio maggiore, durante la presentazione è dato alla lettura a voce alta delle poesie da parte di Emma Marconcini che recita da un leggio i componimenti della poetessa che si prestano particolarmente a questo tipo di diffusione, in quanto brevi, immediati e di frizzante humor.

La lingua diventa linguaccia anche perché c’è spesso una sorta di smorfia interiore nella scelta della parola utilizzata. Parafrasando l’autrice si potrebbe dire che, adoperando una parola piuttosto che un’altra, o l’italiano in luogo del francese, lei abbia come la consapevolezza che una delle due serberà una sorta di rancore nei suoi confronti, come fosse offesa, da qui la smorfia, la linguaccia da parte della sfortunata eliminata.

Nella presentazione s’inserisce quindi  Paola Mazzetti, l’illustratrice del libro. E’ una donna minuta che non ama i riflettori ma, per l’occasione, si lascia convincere a salire su un palco che in effetti non c’è, per coinvolgere gli intervenuti alla serata in un gioco “io lo faccio con i disegni, ma è bello farlo anche con le parole, io ve ne suggerisco due, linguaccia e labirinto, voi sceglietene una terza e costruiteci una storia. Avete un minuto!”. Nonostante l’argento tra i capelli sia prevalente nel pubblico, il guanto di sfida viene subito raccolto e, in breve tempo, ci sono già due volontari pronti a raccontare una storia: di una bambina che faceva la linguaccia e che trova in un labirinto una pentola piena d’oro, o di un signor Linguaccia che fa scappare a suon di smorfie addirittura il Minotauro dalla sua leggendaria dimora. Per Paola queste storie sono un inizio per conoscersi  all’insegna della libertà creativa, dato che rammenta l’illustratrice “non dovete pensare troppo, meno lo fate meglio è.”

Ed Edith svela, “fece anche a me questo piccolo test della storia da inventare quando ci siamo conosciute ed io ho scelto di rimanere nel labirinto, si stava così bene, e poi potevo scrivere liberamente!”. L’incontro tra queste due straordinarie donne ha dato vita a Lingue e linguacce del quale Paola ribadisce convinta di aver fatto una “traduzione letterale” e la bambina tratteggiata che rincorre lettere e giochi ne è una piacevole e surreale conferma, con l’incanto sotteso del C’era una volta.